Intervista ad Enrico Cresta

 

Intervista di Divinando in occasione del banco d’assaggio annuale de “I Vini del Sole” nella cornice del Marina Place a Genova.

Enrico, da dove nasce l’amore per il vino e come cresce l’idea di impegnarti nella distribuzione attraverso i tuoi I Vini del Sole? Quale la tua educazione “sentimentale” a questo straordinario universo che è il mondo enoico?

Sono genovese, nato nel 1956, diploma al liceo classico D’Oria nel 1975, laureato nel 1981 all’Università di Genova in scienze biologiche, con tesi e ricerche epidemiologiche statistiche su associazioni fra esposizioni lavorative e ambientali e morbilità e mortalità per malattie degenerative… per questo sono un convinto “ambientalista” ( e per questo non gradisco le statistiche esibite e carenti di credibilità…).

Attualmente sono innanzitutto padre di due ragazzi di 16 e 13 anni e un appassionato di libri.

Nel 1985, sulla scia di una passione paterna per l’enogastronomia, ho fondato I Vini del Sole, una ditta dal nome che allude al sole di Liguria che ci ha salutato lunedì scorso.

Per cui siamo attualmente una delle più antiche ditte di selezione e distribuzione di vini fini in Italia.

Ho imparato l’assaggio alla scuola del sommelier Virgilio Pronzati di Genova, grande “naso”, allora pasticcere ed oggi giornalista enogastronomico. Altra persona garbata e preparata cui devo molto è il Dr. Nello Capris, enologo, anche lui di Genova.

Commercialmente, sono sicuramente debitore di tante “dritte” e provocazioni a personaggi quali Pino Sola del ristorante omonimo, ancor’oggi il miglior punto di mescita in città, Bepi Mongiardino titolare della Moon Import, maestro di stile, Luca Gargano della Velier, grande rapace commerciale e di grande intuito, e a Sergio Rossi, chiavarese, grande intenditore e polemista enologico.

Genova è sempre popolata di persone di passione per gli spiriti, come la sua tradizione come sede di aziende di import dimostra.

Come scegli le etichette da promuovere? segui il tuo gusto personale, l’intuizione, il trend commerciale? 

Il mio sforzo, sin dall’inizio, è stato quello di far parlare il territorio, creando attraverso la distribuzione un’attività che facesse conoscere degli specialisti dei diversi vitigni (in quanto biologo, forse ho usato per primo il termine biodiversità nel reclamizzare le mie scelte, così come già negli anni ’80 il termine autoctono era il vanto del mio assortimento… ma la primogenitura non m’importa).

L’intento è mantenere e offrire un ventaglio di proposte organolettiche che emozioni per differenze e diverta e stimoli l’approfondimento sui territori che le generano.

Così ho cominciato a selezionare in Liguria nell’85 (lavoro dall’86 con e per l’azienda Bruna di Ranzo, ottima nel Pigato), nelle zone storiche della viticoltura italiana dall’86 (ricordo l’Orvieto di Gianni Dubini, il Gambellara di Angiolino Maule, il Vernaccia di Andrea Vecchione, il Soave di Graziano Prà, il Barolo di Vigna Rionda…). Dall’86 ho cominciato a importare dalla Borgogna (ho cominciato con le Domaine Comte Lafon e Matrot di Meursault).

Il mercato nazionale, adesso, cosa richiede? reputi opportuno assecondarlo o credi che la scelta di proporre nuove etichette sulle quali decidi di scommettere, col tempo, ripaghi tutta la filiera? quante energie merita impiegare nell’ “educazione” dei palati alla sensibilità e al piacere? i ristoratori e gli enotecari de I Vini del Sole chi sono? Quale idea del vino condividono con chi, come te, opera a monte scremando i prodotti da valorizzare?

Così chi acquista da noi premia questa filosofia, la scelta di vini fini territoriali. Certo, ho resistito e sono sopravvissuto a tante mode, dalla barrique spinta ai vini concentrati, oggi ai finti autoctoni e ai bio più o meno credibili. Per me è il bicchiere la rivelazione di tutto, poi da lì parto e conosco chi produce e dove e come…
Certo è indispensabile comunicare, far crescere la cultura del bere, che spesso è un bla bla di impronta televisiva. Senza una crescita della cultura, che costa tempo, applicazione e viaggi, in Italia siamo sempre fermi ad una finta competenza.

Come è maturata l’idea di organizzare un banco d’assaggio con tutti i “tuoi” produttori? I Vini del Sole cura anche il destinatario finale, colui che siede al ristorante e si trova di fronte una carta dei vini da interpretare, o si rivolge solo ed esclusivamente agli operatori del settore? In che modo un distributore conduce la comunicazione sui propri prodotti, quali gli strumenti da privilegiare, a tuo avviso?

Il banco d’assaggio annuale è un’opportunità per gli operatori, e i loro clienti appassionati, di trovare tutti insieme produttori d’Italia e anche di Francia più qualche altra provenienza, e anche un modo di comunicare lo stile di scelta che opero. E’ molto impegnativo organizzarlo, perché è tutta farina del nostro sacco, non utilizziamo agenzie di eventi, ed è duro coinvolgere operatori spesso incatenati per necessità di mestiere al loro esercizio e per questo poco propensi a usare qualche ora libera per conoscere di più sui vini.

Cerco di dialogare coi consumatori finali attraverso la piccola bottiglieria show room che abbiamo in Via dell’Ombra a Genova Sturla, e anche attraverso la creazione e redazione delle carte dei vini di molti clienti, che spero siano stimolanti e informative.

Fonte: La storia de I Vini del Sole di Enrico Cresta: come si distribuisce il vino